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una vetta inesistente

Gennargentu è l’unica montagna sarda senza nome e senza vetta: strano, ma assurdamente vero

Dott. Salvatore Dedola - www.linguasarda.com

non una punta ma una intera cresta

GENNARGENTU è la montagna più alta della Sardegna. Il nome Gennargentu (‘Valico d’argento’) è una contraddizione in termini; in realtà è riferito a un passo a q. 1659, non ad una (inesistente) vetta. Gennargentu è l’unica montagna sarda senza nome e senza vetta: strano, ma assurdamente vero. L’anonimo doppio-crinale ha, qua e là, at random, una qualche denominazione, attribuita però a tale o tal’altra roccetta, ognuna con la quota uguale all’altra, ognuna con scarso appello visivo per i pastori di un tempo i quali – com’è ovvio per ogni indigeno – avrebbero avuto bisogno di catalogare nominalmente i siti in base a qualcosa che mostrasse una marcata “personalità”. Ma questa montagna non ha alcuna personalità.

Lo stesso Alberto della Marmora, mentre 180 anni fa misurava questa stranissima cremagliera doppia, spezzata a “L” e incernierata da un ampio passo, fu tratto in inganno, e attribuì l’onore dell’altezza al Bruncu Spina (m 1828), chiamato bruncu (vedi) non perché assomigli a un ‘muso’ levato contro il cielo, ma perché protrude dirimpetto al territorio di Fonni ed è l’unico ad essere visto da quegl’indigeni: è il loro punto di riferimento. Invece la roccetta che in seguito si rivelò come la più elevata dell’isola rimase senza nome, essendo del tutto insignificante. Questi sono gli antefatti.

Pertanto bisogna dare ordine alla nomenclatura, se vogliamo che l’unica montagna della Sardegna priva di vetta riceva un senso. La chilometrica area cacuminale non è altro che una lunghissima dorsale sublineare. Genna Argentu è riferita al passo transitabile che incerniera le due dorsali, oggi chiamato Arcu Genn’argentu (tautologia: arcu-genna, ‘arco-porta’: vedi etimi) è riferito all’argento perché, essendo il più alto dell’isola, è gravato dalla neve per mesi. Ai pastori interessava il significato economico di questo passo che mette in comunicazione la Barbágia con l’Ogliástra, almeno per nove mesi all’anno. A sua volta Bruncu Spina reca il nome di varie calcatreppole, ma anche della ginestra pulvinare, molto presente quassù essendo un relitto dell’Era Glaciale, conservatosi grazie alle sferze gelide provenienti dal quadrante di Fonni.

Ma l’anonima roccetta, poi dedicata ad Alberto della Marmora, per i pastori non ha nome. Mentre il Bruncu Spina è indicato due volte: uno sta sulla prima cremagliera, uno sull’altra, per la balordaggine dei cartografi favorita dalla noncuranza dei pastori, i quali invece diedero nome a Sas Perdas Crapìas ‘le pietre frantumate’, che sono quella fiumana immensa di sassi spigolosi che ammantano ad E e ad W il secondo Bruncu Spina, dai Cagliaritani chiamati Su Sciùsciu, antichissimo nome ebraico (shoà, shuà) ripetuto due volte (sciù-sciu), ‘la rovina delle rovine’: non è un caso che abbia questo nome tremendo, poiché su quei porfidi caotici non saltano nemmeno i mufloni. Alla Punta La Màrmora la carta militare dà il sotto-titolo di Perda Crapìas, altro errore, perché il toponimo si riferisce alla fiumana citata, distante 600 m. dalla “vetta”.

28 Agosto – Passeggiata sul Gennargentu