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Sardegna antica quale produttrice della Prima Grande Civiltà del Mediterraneo

il coronimo greco SARDO significò primamente “Paradiso Terrestre

Dott. Salvatore Dedola - Glottologo

Sardegna: Tutto un giardino!

Io, in quanto studioso, mi sono sempre attenuto ad una ferrea disciplina, e le mie etimologie sono frutto non solo di seria e profonda meditazione, ma principalmente di una riflessione elaborata su una conoscenza la più meticolosa possibile delle società e delle lingue del Mediterraneo Arcaico, della Mezzaluna Fertile, dell’Egitto.
Ovviamente, per dimostrare la scientificità dei miei studi, ho sempre sfidato qualsiasi accademico, italiano o straniero, a misurarsi con me e con le mie scoperte. Se loro si nascondono, a me non fa né caldo né freddo. Però sarebbe bello conoscere le ragioni inconfessabili del loro CUA-CUA, del loro MAST-A-CUA.
Quando io parlo della Sardegna antica quale produttrice della Prima Grande Civiltà del Mediterraneo (esclusa quella dell’Egitto), non dico alcunché di strano. Mi meraviglia soltanto che parecchi studiosi abbiano avuto sommo fastidio di misurarsi con l’enorme sapienza che maturò in Sardegna prima, durante e dopo i nuraghes. Un fastidio che li ha sempre portati ad essere additati come autentici odiatori della nostra civiltà.
Una civiltà, una sapienza e una fama che portò la nostra isola ad essere assai conosciuta nell’intero Mediterraneo. Per dirne una, nessuno sa che il coronimo greco SARDO significò primamente “Paradiso Terrestre”. Quel nome fu dato persino alla principessa ch’era andata moglie a Tirreno, il principe lidio che navigò nel Mediterraneo in cerca di una nuova patria.
PARADÍSO, gr. Παράδεισος. L’invenzione cristiana di un Paradiso Celeste è una conseguenza ovvia del Paradiso Terrestre, che fu la serena e felice dimora di Adamo ed Eva. In origine indicava nient’altro che il parco reale dei Persiani, così citato da Senofonte, detto in ant. pers. paridaida, avestico pairi-daēza ‘cinta circolare’, aramaico pardēsā, ebraico pardēs ‘parco’ (vedi Qohelet, e Nehemia: quest’ultimo fu a corte di Artaserse I). Si può notare che tale “parco” o “giardino irriguo” era recintato, per difenderlo dalle devastazioni delle greggi.
L’ebr. pardēs è facilmente confrontabile col sd. pardu ‘prato’, principalmente ‘sito della pastura’, ossia luogo dove il bestiame può pascolare e ingrassare; da cui it. prato. Non c’è che dire, in origine questa parola iranica sortì per mostrare il contrasto socio-economico con la normale vita degli Iranici, sparsi per steppe e deserti siccitosi. In Sardegna il concetto si era capovolto, e riguardò in origine (nel Paleolitico) i rari spazi privi di alberi dove l’erba aveva maggiore libertà di crescita. In egizio, per lo stesso campo semantico iranico, rileviamo PER ‘to sprout, germogliare’ + ṭeš ‘to drink’, ‘drinking festival’: in tal caso possiamo tradurre per-ṭeš come ‘giardino irriguo’.
Notiamo così che gli Ebrei (forse durante la cattività babilonese) ebbero il soccorso dei Persiani per acquisire la forma e il concetto di “Paradiso terrestre”, ossia di “parco lussureggiante di alberi fruttiferi”, che poi s’espanse nel mondo. Però il concetto di “luogo altamente produttivo” esisteva già nel Mediterraneo, non ci fu bisogno dei Persiani per formularlo. Ogni popolo lo citava a modo suo, e pure Israele conosceva il concetto primitivo, che era Sèred סֶרֶד (Gn 46,14). Anche la moglie del principe lidio Tirreno si chiamava Sèred, detta, con pronuncia mediterranea, Sardō, dal sumerico sar ‘giardino’ + dū ‘tutto quanto’, componibile in sar-dū ‘tutta-giardino’ ((cfr. Erodoto I,170: Σαρδώ).
La Sardegna in origine fu chiamata proprio così, indubbiamente per le potenzialità economiche che mostrava d’avere nei tempi arcaici: quindi Σαρδώ significò soltanto ‘Paradiso Terrestre’.